5.5.13

La parola vien mangiando!
 
Ciao a tutti, oggi ne approfitto per pubblicare un nuovo articolo tratto dal libro: "Bimbo bio da 0 a 10 anni manuale per difenderlo, Ecoalfabeto. Stefano Apuzzo, Stefano carnazzi 2005"  libro consigliato da un'amica. Buona lettura! Giulia.
 
Uno studio inglese, condottoo da psicologi dell'Università di Birmingham, ha rilevato che la gamma del beige, caratteristica di biscotti, pappine e omogenizzati, fornisce ai bimbi l'imprinting primordiale, che non sarà mai più dimenticato. Crescendo, i ragazzi ricordano inconsciamente quel beige e lo ritrovano, per sventura della loro salute, nelle patatine fritte, negli hamburger e nei fast food.
E' indispensabile educare i figli fin da piccolissimi ai colori e alla consistenza di frutta e verdura, rinunciando a espedienti più rapidi e scorciatoie, alle solite pappine e biscotti confezionati industrialmente. Ma non contano solo il gusto e i colori, contano anche i gesti. Partiamo dall'inizio.
Fare una buona colazione è molto importante. Nutre il corpo e bendispone la mente a vivere la giornata che sta iniziando.
La colazione apporta le calorie necessarie all'organismo per "partire". E raccoglie tutti intorno al tavolo, riavvicinando grandi e piccini, dopo la lunga notte..
Studi scientifici hanno dimostrato che chi salta la prima colazione, ha maggiore difficoltà di concentrazione e attenzione durante le ore del mattino, quelle che il nostro orologio biologico ha deputato all'apprendimento.
Come si fa la buona prima colazione? Scegliendo pane e cerali integrali, che cedono lentamente gli zuccheri all'organismo, miele, yogurt, torte fatte in casa dolcificate con lo zucchero di canna, frutta fresca o secca, oppure focacce salate alle erbe aromatiche, uova, formaggi freschi. Per riattivare il metabolismo, non c'è niente di meglio che bere, appena alzati, un bicchiere d'acqua o infuso d'erbe. Sfiziose spremute di frutta e centrifughe di frutta o verdura, latte vaccino o di riso, d'avena, di mandorle, idrateranno apportando nutrienti e mineralizzando l'organismo. E' importante che tutti gli alimenti provengano da agricoltura biologica.
L'alimentazione dei bambini rappresenta un importante momento per razzorzare la relazione con i genitori, e per consolidare il contatto emotivo e affettivo di entrambi. Nei primi anni il cibo diventa un elemento che favorisce il contatto fisico, e quindi, emotivo, con la madre. Già prima della nascita il feto viene alimentato attraverso il cordone ombelicale, e dopo la nascita attraverso l'allattamento il bambino si nutre, ma anche si tranquillizza e rafforza la relazione con la madre stessa.
Successivamente i genitori insegnano al figlio come stare a tavola, come usare le posate e come non sporcarsi con il cibo. E quando il bambino si rifiuta di mangiare alcuni alimenti, spetta ai genitori il compito di convincerlo, usando mille espedienti per stimolarlo a sperimentare.
Se il bambino ad esempio, non vuole mangiare la verdura, bisognerà convincerlo dell'importanza di questo tipo di alimento. Per fare ciò, sarà inutile parlargli delle carenze di vitamine, ma bisognerà trovare nel suo mondo argomenti convincenti, utilizzando personaggi delle fiabe e dei cartoni animati (braccio di ferro) o comunque che fanno parte dell'immaginario infantile. La scelta stessa del tipo di alimentazione contribuisce a favorire la comunicazione.
Il cibo, quindi, diventa un collegamento bidirezionale, che rinforza il contatto emotivo e affettivo di entrambi. L'utilità di questa funzione risulta particolarmente importante in questo momento storico, dove la cena serale, spesso, diventa l'unico momento in cui la famiglia si riunisce e il bambino ha finalmente la possibilità di stare con la propria famiglia.
 


15.4.13

Idea per la festa della mamma
 
Un cuore da chiudere in una scatola e da regalare alla mamma nel giorno della sua festa. Il cuore come in uno scrigno.
Materiale :
  • Pasta di sale (vedere la ricetta)
  • Una scatola (qualsiasi scatola riciclata, non troppo grande:  come scatola di formaggio o scatola di profumo…)
  • Colla in gel
  • Un centrino ritagliato, in carta bianca, argento o oro
  • Pittura
  • Pennello
  • Formina a forma di cuore
  • Farina
Come realizzare il cuore nella scatola:
Spiegare al bambino come:

  • Preparare la pasta di sale
  • Infarinare il piano di lavoro per evitare che la pasta di sale si attacchi.
  • Con un matterello, stendere la pasta di sale.
  • Ritagliare un cuore, utilizzando, se possibile, una formina per biscotti.

 Cuocere il cuore nel forno (vedere la ricetta della pasta di sale)



  • Dipingere il cuore di rosso. Lasciare asciugare.
  • Dipingere la scatola. Qualsiasi tipo di scatola andrà bene ma non deve essere troppo grande.




Incollare il centrino di carta sul coperchio della scatola.


Incollare il cuore in pasta di sale all’interno della scatola.

 
Fonte: www.cosepercrescere.it

Ricetta per la pasta di sale

 La pasta di sale è la soluzione per tutte le mamme che scelgono di dare libero sfogo alla fantasia dei propri bambini senza spendere troppo. Semplice e veloce, ecco la ricetta per prepararla.
 
Ingredienti:
  • 2 bicchieri di sale fino (polverizzato)
  • 2 bicchieri di acqua tiepida
  • 4 bicchieri di farina
  • Coloranti alimentari per colorare la pasta di sale di tutti i colori (facoltativo)


  • La pasta di sale può essere colorata prima della cottura oppure dipinta dopo. E’ una pasta realizzata con ingredienti utilizzati in cucina e può essere facilmente preparata con l’aiuto del vostro robot da cucina che permette, inoltre, di ottenere una pasta omogenea e malleabile. Potete anche ottenere una pasta di sale profumata, aggiungendo aromi alimentari o qualche goccia d’olio essenziale profumato.

    Preparazione:






  • Mischiate tutti gli ingredienti della pasta di sale: farina, sale e acqua. Se utilizzate un colorante liquido, versatelo nell’acqua prima di aggiungerla alla farina e al sale. Versate l’acqua in una sola volta e lavorate bene l’impasto con le mani, oppure lasciate lavorare il vostro robot da cucina per circa 5 mn.
    • La pasta di sale deve essere compatta e morbida ma non deve attaccarsi alle dita.
    • La pasta di sale perfetta è facile da fare e da adattare all’età del vostro bambino, ai suoi gusti e all’utilizzo che dovrete farne. Se è troppo friabile, o se inizia ad avere l’aspetto di tanti granelli di sabbia, aggiungete un po’ d’acqua, fino a farla diventare morbida e facile da lavorare.
    • Se, al contrario, la pasta di sale risulta troppo molle ed appiccicosa, aggiungete della farina e lavoratela. Fate attenzione ad aggiungere sia farina che acqua in piccole quantità e a lavorare la pasta ogni volta.
    • Se non utilizzate subito la pasta di sale che avete realizzato, potete conservarla in uno strofinaccio pulito o in un sacchetto di plastica e riponetela in frigorifero, in questo modo, la pasta di sale si conserva per una settimana. Prima di utilizzarla, ricordatevi di tirarla fuori dal frigorifero circa mezz’ora prima, in modo che si ammorbidisca.
     
    Cottura della pasta di sale:
    


  • Prima di procedere alla cottura, lasciate asciugare la pasta di sale in un ambiente secco per circa 12 ore. Cercate di non aspettare oltre 48 ore perché la pasta risulterebbe troppo friabile.
  • Lasciare asciugare la pasta di sale prima della cottura permette di:
    - ridurre i tempo di cottura
    - evitare che si formino bolle d’aria durante la cottura
    - evitare che l’oggetto si deformi durante la cottura

    • Il tempo di cottura esatto della pasta di sale è difficile da stabilire perché dipende da più fattori:
      - più il tempo di asciugatura è lungo, più il tempo di cottura è corto.
      - più l’oggetto da fare cuocere è grosso e spesso, più il tempo di cottura è lungo.
      - più la pasta è molle (se ha molta acqua), più il tempo di cottura è lungo.
    Le regole da rispettare sono:
    • La temperatura: tra 75°C e 110°C – Una temperatura più alta farà gonfiare la pasta durante la cottura.
    • Il tempo di cottura medio per gli oggetti piccoli (con uno spessore da 1 a 2 cm) è di circa 2 ore.
    • Cuocete gli oggetti di pasta di sale come se cucinaste: la soluzione migliore è curare la cottura e togliere gli oggetti dal forno appena sono duri.
    Decorare la pasta di sale:La pasta di sale può essere decorata in molti modi diversi. Vi suggeriamo qualche idea:
    • L’uovo: spalmato sulla pasta di sale, li darà un colore dorato.
    • Il latte: come l’uovo ma attenzione! Aggiungetelo a metà cottura se no, il colore dorato diventerà un colore marrone!
    • Semi di tutti i tipi: lenticchie, pepe, cumino, mais, caffè, chiodi di garofano, anice…
    • La sabbia
    • La pasta
    • I vegetali: fiori, foglie, piantine…
    • Le perle, i bottoni… ma attenzione ad utilizzare unicamente elementi che non brucino nel forno)
    • I lustrini
     
    Fonte: www.cosepercrescere.it
    Dolcificanti naturali: 10 valide alternative allo zucchero bianco
     
    Ieri ho voluto portare all'attenzione i pericoli del consumo di zucchero bianco, non per creare allarmismo, ma perchè è giusto che ognuno di noi sia a conoscenza degli effetti di ciò che tutti i giorni introduciamo nel nostro organismo. Gli alimenti cosidetti "dannosi" sono molti, e se dovessimo fare attenzione a tutto, forse non riusciremmo nemmeno più a mangiare nulla, ma è anche vero, che dobbiamo avere la possibilità di dover scegliere cosa riteniamo sia giusto per noi e la nostra famiglia.
    Per questo motivo oggi sono a proseguire più dettagliattamente il discorso per chi volesse intraprendere la scelta di trovare sostitutivi allo zucchero bianco, e sono qui per aiutarvi e per confrontarci nel caso voleste maggiori delucidazioni.
    Cari saluti . Giulia

    Come premessa; Non sono da considerarsi naturali e salutari gli edulcoranti o dolcificanti sintetici (infatti per chi stesse pensando di usare quelli come alternativa) deve sapere che sono quasi tutti nocivi, alcuni dei quali anche sospettati di essere cancerogeni. Recenti studi mostrano che l’aspartame risulta essere in relazione con il morbo di Parkinson. L’aspartame, prodotto dalla Monsanto, è neurotossico e provoca il degrado dei tessuti nervosi tanto che è stato vietato in Giappone.

    LE VERE ALTERNATIVE SALUTARI SONO :

    1. Zucchero di canna integrale
    Chiamato anche (panela o mascobado o rapadura o melado de acùcar) quello vero, ha un leggero retrogusto di liquirizia, è granuloso, marrone ed è umido; è il primissimo zucchero che si estrae dal succo di canna che dopo la raccolta viene solidificato in panetti delle dimensioni di una mattonella, ai quali possono essere addizionati altri ingredienti come succo di papaia, arancia, manioca, arachidi. È un alimento molto nutriente tipico del Brasile.

    Zucchero di canna integrale

    Ricordatevi quindi che quando lo zucchero (o il sale) sono integrali sono anche leggermente umidi e se lasciati all’aria formano un blocco e questo è dovuto alla presenza di magnesio e potassio che essendo igroscopici catturano l’umidità dall’aria.
     
    2.  Miele
    Altro prodotto molto usato, ma non adatto ai vegan, contiene maltosio, saccarosio, glucosio, fruttosio e destrosio e costituisce un perfetto energetico naturale. Non è la migliore soluzione per i dolci cotti ,poichè potrebbe tendere ad avere un gusto leggermente amaro.

    3.  Sciroppo d'acero
    Un' altra buona alternativa è rappresentata dallo sciroppo d'acero, contenente saccarosio, potassio, vitamine del gruppoB e calcio ed anche questo è prodotto dalla linfa estratta da una pianta, l'acero appunto. Risulta avere un sapore molto dolce ed è adatto per la preparazione di dolci e per dolcificare bevande.

    4.   Malto d'orzo, sciroppo di riso, sciroppo di mais
    Altro discorso invece è il malto d'orzo, lo sciroppo di riso o lo sciroppo di mais che si ottengono dalla germinazione dei cereali. Tutti hanno un alto contenuto in maltosio e contengono amminoacidi, potassio, sodio e magnesio essenziali all'organismo, ecco perché si ritiene siano i più validi sostituti al miele.

    5.  Melassa
    Un altro prodotto molto utile per dolcificare in maniera naturale è la melassa che deriva dallo zucchero di canna o anche della barbabietola e contiene saccarosio,fruttosio, glucosio, acido fosforico, potassio, fibre ed è ricchissimo di vitamine (soprattutto B) e di minerali. Purtroppo non è facile da trovare in Italia infatti bisogna fare attenzione al prodotto messo in commercio come “melassa di panela”: non è melassa, ma zucchero panela liquido grazie all’aggiunta di acqua.

    6.  Sciroppo di mele
    Altro prodotto, anche se non molto facile da reperire, è lo sciroppo di mele ricchissimo di vitamine e sali minerali e molto digeribile adatto soprattutto alla dolcificazione dei dolci.

    7Succo d'agave
    Ancora il succo d'agave (linfa della pianta d'agave) ricchissimo di sali minerali ed oligominerali e con un tasso glicemico inferiore allo zucchero bianco, assolutamente da provare!

    8.  Succo d'uva
    Deriva dalla bollitura e spremitura di uve alla quale si aggiungono chiodi di garofano, cannella e limone. Contiene fruttosio e in realtà ha un sapore molto caratteristico che non risulta essere apprezzato in ogni situazione.

    9.   Amasake
    Stevia coltivata in terrazzo
    L' amasake è un'altro dolcificante naturale molto usato nella cucina orientale che si ottiene dalla germinazione enzimatica del riso bianco e che può anche essere autoprodotto facilmente in casa, inoltre può essere utilizzato anche da solo come magnifico dessert!

    10. Stevia
    Altro dolcificante naturale è la stevia o meglio la sua polvere; la stevia è una pianta proveniente dal sud America, ha un'elevata presenza di saccarosio ma la sua pecca è che non si scioglie nei liquidi dato che è costituito da polvere di foglie secche (anche se è possibile realizzare degli sciroppi molto utili per dolcificare e con una perfetta miscibilità!), in Italia non è possibile commercializzarla come dolcificante o per uso alimentare ma nulla impedisce di coltivarsela o commercializzarla come pianta ornamentale. Il suo potere dolcificante è molto alto ma ha anche un forte retrogusto di liquirizia, perfetti in talune occasioni ma un po' meno, ad esempio, se volete dolcificare tè o caffè.


    Insomma dopo tutte queste valide alternative allo zucchero l'unica cosa che non è più valida è la scusa per continuare ad usare lo zucchero bianco!
     
    Fonte: www.greenme.it

    14.4.13

    I PERICOLI DELLO ZUCCHERO BIANCO RAFFINATO


    Zucchero di canna integrale: alternativa allo zucchero bianco raffinato
    Lo zucchero bianco, che ogni giorno introduciamo nel nostro corpo direttamente cosi' com'e' o attraverso dolci, caramelle, bevande commerciali, conserve, liquori ecc., e' il prodotto finale di una lunga trasformazione industriale che uccide e sottrae tutte le sostanze vitali e le vitamine presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero che sono il punto di partenza per la produzione dello zucchero. Il fine e' quello di renderlo piu' bello alla vista del consumatore: il colore bianco e' migliore ed accattivante, inoltre anche il gusto dello zucchero non raffinato e' diverso dalle abitudini del palato, alle quali la stragrande maggioranza dei consumatori fa riferimento.

    Le sostanze zuccherine sono alimenti importantissimi della nostra dieta poiche' rappresentano la fonte primaria per la produzione di energia che serve a far funzionare correttamente tutto il nostro organismo, incominciando dal cervello fino a finire con i muscoli e per questo motivo devono essere completi di tutto cio' che la Natura ha loro fornito per cedere al nostro corpo, durante il processo dell'assimilazione, la loro ricchezza. Ma lo zucchero bianco, cosi' come viene attualmente prodotto, e' una sostanza innaturale e dalle caratteristiche tossiche.
    Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che e' rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e
    centrifugazione.

    Si arriva cosi' allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale e' una bianca sostanza cristallina che non ha piu' nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare gran parte di cio' che mangiamo.

    Una domanda che sorge spontanea e' la seguente: quanti dei consumatori abituali di zucchero sono a conoscenza che stanno mangiando una miscela contenente calce, resine, ammoniaca, acidi vari e "tracce" di barbabietola da zucchero?
    Che cosa e' rimasto del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto di vita, di energia e di salute?
    Nulla! Anzi, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutta dalla raffinazione. E le conseguenze di tale processo digestivo sono terribili.
      Il tossico zucchero bianco iper-raffinato, a livello intestinale provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale, e l'alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che cio' comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). A tal proposito avrete certamente notato il fastidioso senso di gonfiore e pesantezza che si avverte dopo aver mangiato dolci elaborati, ricchi di zucchero.

    Lo zucchero bianco ha una grossa influenza sia sul sistema nervoso che sul metabolismo, creando prima stimolazione poi depressione con conseguenti stati di irritabilita', falsa euforia, bisogno di prendere altro zucchero, ecc.. In realta' si crea una vera forma di dipendenza, come avviene con la droga o con la nicotina.

     Cio' e' causato dal rapido e violento assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e cio' provoca una brusca discesa del tasso glicemico detta "crisi ipoglicemica" caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilita', aggressivita', debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo su. La conseguenza di questa caduta degli zuccheri e' l'immissione in circolo, da parte dell'organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l'adrenalina che e' l'ormone dell'aggressivita', della difesa, della tensione. Si puo' ben comprendere come questi continui "stress" ormonali con i loro risvolti psicofisici determinano un esaurimento delle energie con l'indebolimento di tutto l'organismo. Cio' e' stato ampiamente verificato da studi condotti negli Stati Uniti dove la violenza e l'aggressivita' nei bambini, messe in relazione anche al tipo di dieta e ai cibi e zuccheri raffinati, hanno creato allarme e preoccupazione per tutte le conseguenze sociali che esse determinano.

    A lungo andare uno dei sistemi piu' colpiti e' proprio il sistema immunitario, poiche' l'esaurimento delle forze e delle energie si traduce in una minore capacita' di risposta alle aggressioni esterne e nella tendenza ad ammalarsi. Quando

     
    mangiamo 50 gr. di zucchero bianco, la capacita' fagocitaria dei globuli bianchi si riduce del 76% e questa diminuzione del sistema di difesa dura circa 7 ore.
    Le gravi malattie che oggi affliggono l'umanita' (cancro, AIDS, sclerosi, malattie autoimmuni, ecc.) nascono proprio da un indebolimento immunitario del quale lo zucchero bianco e l'alimentazione raffinata sono corresponsabili.

    L'assenza dei substrati vitaminici e proteici, cagionata dall'attivita' di raffinazione, impone al nostro organismo la necessita' di consumare i propri per la scissione dello zucchero; questo va a creare molecole di ac. Piruvico in sovrabbondanza, che acidificano il sangue; l'acidificazione forzata crea una condizione "tampone", per la quale l'organismo si mette a sottrarre calcio dalle fonti principali come denti ed ossa, nel tentativo di bloccare l'eccessivo metabolismo acido, per cui si perde per sempre il substrato principale delle ossa e dei denti, condannandolo all'osteoporosi. E' stato ampiamente verificato che le popolazioni non raggiunte dalla cosiddetta "civilta' bianca" non sono soggette a carie o altre malattie dei denti. Con l'arrivo dei bianchi e dei loro prodotti alimentari raffinati (zucchero, dolciumi, alcool, pane), gli aborigeni dell'Australia, i Maori della Nuova Zelanda, gli Indios del Peru' e dell'Amazzonia, i Pellerossa del Nordamerica ecc. hanno anch'essi cominciato ad essere soggetti alle stesse malattie dei bianchi e a riempire gli ambulatori dentistici e medici dei loro "civilizzatori"; l'incidenza della carie, che prima era una malattia a loro del tutto sconosciuta, e' arrivata a colpire fino al 100% degli individui di queste popolazioni.

     I danni dello "squisito veleno" bianco sono tanti altri ancora e a tutti i livelli: per esempio circolatorio (con l'aumento di colesterolo e danni alle arterie), epatico, pancreatico (poiche' l'organo che gestisce gli zuccheri e' il pancreas), ponderale (con l'aumento di peso e l'obesita'), cutaneo.

    Quasi tutte queste malattie potrebbero essere prevenute sostituendo lo zucchero bianco con quello vergine integrale di canna o con miele, sempre vergine integrale. Come sostituto dello zucchero bianco raffinato si puo' usare del fruttosio, del miele, della melassa e del "vero" zucchero di canna. Dico vero perche' qualcuno e' arrivato a tostare leggermente lo zucchero bianco al fine di dargli una doratura che lo fa sembrare zucchero di canna. Si deve anche considerare che i due cucchiani di zucchero nel caffe' non fanno male a nessuno; lo zucchero diventa pericoloso quando se ne assume molto, per esempio prendendo un dessert dopo mangiato e cosi' via. Pertanto si dovrebbe cercare innanzitutto di ridurne il consumo. Il consumo dello zucchero, come esposto piu' sopra, in questi ultimi decenni e' andato aumentando in modo vertiginoso. Questo, purtroppo, ha causato l'abitudine al sapore dolce, un'abitudine altrettanto nociva di quella del fumo o dei superalcolici.


    Fonte : www.disinformazione.it
    Routine al nido: Il pranzo e le merende
     l cibo è il primo modo per "assaggiare" il mondo in quanto l'esperienza del pasto consente al bambino di accettare o rifiutare l'ambiente attorno a lui. Pranzo e merende del pomeriggio rappresentano quindi un aspetto importante del progetto educativo, in quanto non costituiscono solamente la soddisfazione di un bisogno ma anche un'occasione di educazione che richiede di essere organizzata con la massima cura.
    I pasti devono tener conto di esigenze individuali specifiche (allergie, rifiuto di certi cibi, difficoltà di masticazione), sempre ponendo grande attenzione alle norme igieniche.
    Ruolo dell'educatore, è quello di sedere con i bambini, aiutandoli se hanno bisogno e lasciandoli liberi di dialogare e di scherzare. Spesso viene accettata la manipolazione/esplorazione del cibo che, se non bloccata, non dura molto e viene sostituita dalla soddisfazione di maneggiare le posate come le persone adulte.
    I bambini amano a volte anche comunicare con i vicini parlando e provocando rumori con piatti e posate, soprattutto nel momento in cui raggiungono un'autonomia fisica tale da rivolgere grande interesse a quanto sta loro attorno.
    Compito dell'educatore è facilitare l'autonomia dei bambini più grandi e imboccare i più piccoli, stimolando comunque l'acquisizione di questa capacità mediante l'utilizzo di due cucchiai (uno per l'educatore e uno per il bambino che all'inizio ci gioca, battendolo sul tavolo o lanciandolo via).
    Si deve cercare di far assaggiare di tutto senza imporre quantità e tempi stretti. I bambini vanno aiutati se non sono autonomi, nell'uso delle posate, ma anche incoraggiati a fare da soli. Molte strutture scelgono di mettere nei piatti porzioni ridotte, lasciando al bambino la possibilità di chiedere la replica.
    Vanno evitati commenti sulla bravura nel mangiare tutto, per non trasmettere messaggi a bambini già "mangioni" che potrebbero sentirsi legittimati a mangiare ancora di più.
    Allo stesso modo non si dovrebbero fare paragoni, indicando la bravura di uno o dell'altro, perchè tali azioni non innescano un meccanismo di imitazione quanto piuttosto una reazione di fastidio.
    Utile nei momenti di routine legati ai pasti , ma anche per la conquista generale di autonomie, è il gioco degli incarichi, che si può proporre ai bambini di 2-3 anni. A partire da un pannello colorato diviso per colonne e posto nella sezione, vengono appese le foto dei bambini nella prima colonna e in ciascuna delle rimanenti un incarico:
    il capotreno, il distributore della merenda del mattino, colui che consegna i bavaglini prima del pranzo, colui che versa l'acqua durante il pranzo e quello che distribuisce il pane ( naturalmente rappresentati tramite disegni).
    Ogni lunedì, l'educatore provvede per l'estrazione all'assegnazione dei ruoli che durerà per tutta la settimana.
    Il gioco si pone in forte continuità con la scuola dell'infanzia, dove viene utilizzato molto spesso.
     
    Fonte : Progettare al nido "teorie e pratiche educative" Emilia Restiglian , Carocci Faber.2012
     
    

    8.2.13

    BAMBINI E CIBO: I SIGNIFICATI EMOTIVI
     
    L’alimentazione non è semplicemente il momento di soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma è un’attività cui l’individuo attribuisce molteplici significati. L’alimentazione, fin dai primissimi anni di vita, rappresenta un momento fondamentale nella vita dell’individuo. Già nel neonato l’alimentazione assume connotazioni comunicative e simboliche: la relazione madre-bambino che si sviluppa nel momento dell’alimentazione, è centrale sia per la formazione del legame di attaccamento sia per la strutturazione dei rapporti di reciprocità.
    L’obesità in età evolutiva ha assunto proporzioni preoccupanti e comincia a diffondersi anche nei paesi meno industrializzati. Lo studio dell’obesità in età evolutiva riveste molta importanza, sia per l’incidenza crescente di tale condizione sia per il fatto che il bambino obeso diventa spesso un adulto obeso.
    In questo articolo analizzeremo i fattori psicologico-relazionali che hanno un’influenza sulla patogenesi del disturbo. Già nel 1940 Hilde Bruch, riesaminando una sindrome attribuita ad una ignota disfunzione della ghiandola ipofisaria (sindrome di Fröhlich) caratterizzata da grave obesità, sostenne che questi bambini erano grassi soprattutto per iperalimentazione e mancanza di attività fisica. La scoperta fece epoca anche perché l’autrice correlò l’obesità del bambino alla relazione con della madre nei confronti di un figlio non voluto, al quale offriva cibo come sostituto dell’amore materno. Nel 1937 Kahn rilevò che il 32% dei bambini obesi considerati nella sua ricerca presentavano un aumento ponderale associato a esperienze traumatiche di separazione dei genitori. Secondo l’ipotesi sviluppata da questo autore il bambino obeso si identificherebbe con una madre depressa e la relazione sarebbe caratterizzata dalla sensazione di un vuoto affettivo interno. Ne risulterebbe una condizione emotiva di alta sensibilità agli stimoli interni ed esterni e l’instaurarsi di una relazione automatica tra emozioni incontrollabili e assunzione di cibo.
    Pur riconoscendo, secondo i più recenti orientamenti, che il bambino è un soggetto attivo, dotato di specifiche competenze e capacità, resta vero che nell’infanzia vi è una maggiore dipendenza dai comportamenti di accadimento dell’adulto. L’ambiente familiare e in modo specifico le relazioni con i genitori hanno un ruolo determinante nello sviluppo e nel mantenimento dell’obesità in età evolutiva. Gli aspetti qualitativi e quantitativi dell’alimentazione del bambino sono notevolmente influenzati dall’ambiente e in particolare la famiglia gioca un ruolo importante sia nello sviluppo che nella prevenzione dei problemi di peso del minore. Alcuni studi hanno dimostrato che l’atto di osservare il comportamento alimentare qualitativamente e quantitativamente disfunzionale dei propri genitori, può indurre il bambino a imitarlo e ad apprenderlo come comportamento giusto e apprezzabile. Un’altra modalità di comportamento genitoriale che può influenzare lo sviluppo e il mantenimento dell’obesità in età evolutiva è rappresentata da un utilizzo del cibo da parte dei genitori con il fine di soddisfare i bisogni emozionali dei loro figli o di promuovere un comportamento adeguato. Tale comportamento genitoriale, interferendo con l’abilità del bambino di regolare la gestione della propria alimentazione, può contribuire all’insorgenza o al mantenimento dell’obesità. L’utilizzo del cibo da parte dei genitori come risposta a difficoltà comportamentali del figlio che non sono associate alla fame può interferire con lo sviluppo dell’abilità del bambino di percepire i propri reali stimoli della fame e della sazietà.
    La gestione del tempo libero è una variabile importante nel determinare l’aumento del peso nei bambini.
    La qualità del tempo trascorso con i pari o la quantità di tempo passata a guardare la televisione hanno diverse conseguenze sull’aumento del peso del bambino. La qualità delle relazioni sociali sperimentate dal bambino, inoltre, ha importanti risvolti sulla sua psicologia, poiché il bambino che è rifiutato a ha poche abilità sociali è ad alto rischio di sviluppo di problemi psicologici sia in infanzia che in età adulta. Il bambino con problemi di sovrappeso o obesità corre maggiormente il rischio di essere oggetto di derisione e del conseguente rifiuto da parte dei compagni da cui può derivare una diminuzione dell’autostima nel bambino e ridotte occasioni di scambi sociali come ad esempio una limitazione nelle attività sportive.
    Per concludere, all’interno di un sistema familiare nel quale si manifesta un problema di obesità infantile, i modelli relazionali e i problemi di comunicazione devono essere considerati interconnessi. Il sistema familiare appare un campo di osservazione adeguato per un approccio integrato e unitario: per conoscere il bambino obeso occorre conoscere la sua famiglia. Nella condizione dell’obesità, il disturbo biologico, la sofferenza psichica e la qualità delle relazioni con l’ambiente dell’individuo obeso non risultano uno effetto dell’altro, ma sono in interazione, reciproca e simultanea, con modalità ed effetti varabili da soggetto a soggetto.
    La fonte:  http://www.telemedicinaobesita.org
    Come dipingere con il cibo e mangiare i colori !!!
     
    Mangiare i colori si può! E' possibile dipingere in modo completamente naturale utilizzando il cibo. L'attività multisensoriale che intendo proporvi è il "food design sostenibile" caratterizzato dalla bontà e dai colori naturali di ortaggi e frutta fresca di stagione. Un food design per i nostri bimbi dai colori e i gusti mediterranei, in cui giocando e assaggiando si diventa un poco artisti e si scatena la fantasia.


     
     
    Innanzitutto vestite i bambini di indumenti vecchi che possono sporcare ed eventualmente essere macchiati ( alcuni alimenti possono tingere e rovinare abiti).
    Potete svolgere l'attività utilizzando cartelloni e tessuti. Il gioco va ovviamente modulato a seconda delle età, (seppur si possa proporre già a bambini molto piccoli ,12 mesi ). I più piccoli vanno indirizzati, l'adulto gli mostra i gesti per aiutarli a conoscere la proprià manualità e a sperimentare un gioco multisensoriale (gusto,olfatto,vista e tatto).
    I più grandini saranno già in grado di fare da sè, sbizzarrendosi a colorare , annusare, toccare,assaggiare e colorare!
    Le tinte colorate sono ricavate tutte da alimenti naturali, pertanto non stupitevi se i bambini più piccoli passeranno la maggior parte del tempo ad assaggiare ed annusare.
     
    La gamma di colori che possono utilizzarsi sono;
    Arancione =  albicocche, carote e mandarini, zucca
    Viola = frutti di bosco, melograno o rapa
    Blu = mirtilli e more nere
    Verde = kiwi , zucchine, broccoli, spinaci
    Rosso = fragole ,ciliegie, rape rosse, pomodoro,melograno
    Marrone = cioccolato, cacao, caffè
    Giallo = uova e zafferano
    Rosa = jogurth di fragole
     
    Tutti gli alimenti solidi vanno ovviamente frullati per ottenere una consistenza cremosa, simil tempera. I colori ottenuti metterli a disposizione in ciotoline diverse da cui i bambini possono attingere liberamente.
    A piacere potete fornirgli anche strumenti quali; pennelli , formine e carte scottex.
    Per i bambini più grandi per arricchire l'attività, consiglio di mettergli a disposizione, zucchero, sale, cereali, erbe aromatiche, frutta a guscio e semi ricavati dagli eventuali frutti, per dargli l'opportunità di sperimentare, esplorare i vari odori , forme, consistenze ed effetti speciali ricavati dalla mescolanza degli elementi.
    Inoltre non trascurate la curiosità dei bambini che vi chiederanno informazioni a riguardo degli oggetti a loro disposizione. Dissetate la loro sete di sapere.
    Spero che la nuova attività sia stata un'idea divertende da proporre ai vostri bimbi.
    Se avete richieste o commenti a riguardo, sono a disposizione!!
    Giulia

    La fonte : http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/4642-coloribo-come-dipingere-con-il-cibo-e-magiare-i-colori
    

    17.1.13

    I farmaci passano dalla madre al figlio attraverso l'allattamento?

    L’utilizzo di farmaci durante l’allattamento è sempre stato uno dei motivi più frequenti di interruzione, seppur temporanea, dell’allattamento al seno.
    Sicuramente la sospensione dell’allattamento è la soluzione più facile, ma tale rimedio viene spesso dato troppo frettolosamente, senza valutare se sia veramente necessario.
    L’atteggiamento, in alcuni casi eccessivamente prudente, viene incentivato dai foglietti illustrativi dei farmaci che, spesso, contengono la frase “controindicato in gravidanza ed in allattamento”, inserita con l’unico obiettivo di evitare conseguenze medico-legali per la casa produttrice, senza alcun riferimento a studi scientifici.
     
     
    Cosa fare?
    Il consiglio è quello di rivolgersi al proprio pediatra curante che in primo luogo valutarà se assumere quel farmaco sia veramente necessario.
     
    Nel caso in cui sia necessario, come si fa a sapere se quel farmaco passa nel latte ?
    La maggior partedei farmaci passa nel latte materno, ma la gran parte di essi, quando assunti alle dosi terapeutiche, non ha effetti sulla produzione del latte o sulla salute del lattante.
    A parte rare eccezioni la concentrazione dei farmaci nel latte è molto bassa e, in generale, si può affermare che la dose assunta dal lattante non supera l’1% di quella introdotta dalla mamma (anche se ci sono eccezioni).

    La quantità che vi passa, comunque, dipende da vari fattori tra i quali:

    1. la dose di farmaco assunto dalla nutrice,
    2. la via di somministrazione,
    3. la sua capacità di penetrare nei grassi (lipofilia): tanto più è lipofilico, tanto più il farmaco penetra nel latte,
    4. la sua capacità di legarsi alle proteine del sangue materno: i farmaci legati alle proteine diffondono meno facilmente nel latte,
    5. la durata di attività del farmaco nel sangue materno (emivita): attenzione ai farmaci con emivita lunga per la possibilità che si accumulino progressivamente nel sangue materno (se possibile preferire farmaci con emivita breve),
    6. il rapporto che si crea tra quantità presente nel latte e quantità presente nel sangue materno (rapporto L:P),
    7. la capacità di assorbimento di quel farmaco da parte dell’intestino della mamma e del neonato (biodisponibilità),
    8. lo stato di salute e l’età del bambino: i neonati, soprattutto i pretermine, sono a maggior rischio di presentare alti livelli ematici dei farmaci trasmessi a causa dell’immaturità del fegato e dei reni necessari per il loro metabolismo ed eliminazione,
    9. il giorno di lattazione: nei primi giorni di vita il colostro viene assunto dal neonato in una quantità tanto modesta che, di conseguenza, la quantità di farmaco che arriva al bambino sarà molto bassa,
    10. se quel farmaco è stato approvato per l’uso nella popolazione pediatrica: in caso di risposta affermativa la sua presenza nel latte materno non comporta particolari rischi per il lattante.
    Esistono farmaci che una mamma nutrice non deve assumere mai?
    Le controindicazioni considerate “assolute” sono limitate e sono quindi pochi i farmaci che necessitano sempre della sospensione dell’allattamento al seno:
    • i farmaci anti-tumorali (ciclofosfamide, ciclosporina, doxorubicina, metotrexate)
    • le sostanze radioattive utilizzate in radiodiagnostica (limitatamente alla loro durata di azione)
    • i farmaci antitiroidei (diversi dal tiouracile)
    • il cloramfenicolo

    In questi casi è necessario che la mamma sospenda l’allattamento, per alcuni di essi solo temporaneamente, fino al termine della terapia.
    Il pediatra consultato fornirà indicazioni su come mantenere la produzione lattea fino al momento della ripresa dell’allattamento al seno.
    Per gli altri farmaci ?
    Esistono liste preparate dall’Accademia Americana di Pediatria o dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e testi di riferimento ad hoc che forniscono informazioni il più possibile dettagliate ed aggiornate ai medici.
     
    • Molti farmaci sono giudicati sufficientemente sicuri tanto da poter essere assunti dalla nutrice con tranquillità.
    • Per molti altri farmaci, compatibili con l’allattamento, gli effetti collaterali, se insorgono, sono in genere “lievi” (letargia e difficoltà alla suzione): è il caso dei farmaci antidepressivi, degli ansiolitici, degli anticonvulsivanti, dei barbiturici, del diazepam, e degli antistaminici.
    • Per altri farmaci, anch’essi compatibili con l’allattamento, gli effetti collaterali possono essere anche “seri”: è il caso dell’ergotamina, del litio, del metimazolo, dell’amodiarone, delle tetracicline, dei sulfamidici. Tali farmaci vanno utilizzati solo quando siano realmente essenziali e non è possibile sostituirli con un’alternativa più sicura.
    • Per altri l’allattamento al seno può continuare, ma la produzione di latte può ridursi: è il caso della Bromocriptina, dei farmaci anti-MAO, dei diuretici e della pillola estroprogestinica (per quest’ultima tali effetti sono trascurabili se si utilizzano le nuove formulazioni).
    • Per un altro ampio numero di farmaci non esiste ancora esperienza e gli studi eseguiti durante l’allattamento sono molto limitati.

    Anche in questi casi, se non c’è alternativa e vi è necessità di continuare la terapia, l’invito è quello di continuare ad allattare, in quanto i vantaggi legati all’allattamento sono superiori rispetto ai possibili rischi (presunzione di innocenza e non di colpevolezza !).
    La mamma va però informata sull’insorgenza di possibili effetti collaterali nel bambino invitandola, se si presentano, a sospendere il farmaco.
    Quali, tra i farmaci più utilizzati, sono da considerarsi sicuri se assunti alle dosi abituali ?
    1. Tra gli analgesici e gli antipiretici: il paracetamolo, l’ac. acetilsalicilico, l’ibuprofene.
    2. La maggior parte dei rimedi per tosse e raffreddore.
    3. Tra gli antibiotici: la penicillina (e derivati), l’eritromicina, le cefalosporine.
    4. La digossina, l’insulina, i broncodilatatori (es. il salbutamolo), la maggior parte degli antiipertensivi.
    5. Gli integratori alimentari contenenti ferro e vitamine.
    6. Tutti i farmaci autorizzati ad essere somministrati direttamente ai bambini nei primi mesi di vita.


     
    La fonte:http://www.ospedalebambinogesu.it

    6.1.13

    Cibi e farmaci : gli accostamenti da evitare
    Articolo per grandi e piccini 

    Non solo alcolici e caffeina possono interagire con i medicinali, anche succhi di frutta e cibi stagionati sono in grado di alterarne gli effetti.
    Se è abbastanza noto che assu­mendo più farmaci contempora­neamente si rischiano interazioni fra principi attivi e si aumentano le probabilità di avere effetti inde­siderati, sembrano invece essere meno conosciute le interazioni tra i farmaci e alcuni alimenti che consumiamo, anche quotidiana­mente. È provato che alcuni cibi presenti sulla nostra tavola posso­no ridurne o potenziarne l’effica­cia e perfino causare la comparsa di problemi, più o meno gravi. Gran parte delle interazioni si ve­rifica a livello dell’assorbimento gastrointestinale dei farmaci, cioè quando questi sono nello sto­maco e nell’intestino: il cibo può avere effetti sia sulla velocità di assorbimento sia sulla quantità di farmaco assorbito. Per questo mo­tivo è molto importante leggere il foglietto illustrativo per capire se si deve assumere il farmaco a sto­maco pieno o lontano dai pasti. Di solito, sul foglietto viene indicato se l’assunzione di particolari cibi può modificare il risultato atteso.
    Va prestata attenzione anche alla scelta di ciò che si beve: se l’alcol è senza dubbio il vero antagoni­sta di qualsiasi medicinale, anche le bevande a base di caffeina e di pompelmo possono modificare gli effetti terapeutici desiderati.


    Il primo nemico

    L’alcol è il nemico numero uno dei farmaci. L’assunzione contem­poranea dovrebbe sempre essere evitata, perché imprevedibile e pericolosa. Infatti l’alcol interferi­sce con l’assorbimento dei
    medi­cinali, sovraccaricando soprattutto il fegato, dove sia alcol sia i farmaci sono metabolizzati.

    L’assunzione regolare di alcol pro­voca un aumento dell’attività degli enzimi del fegato, che così smalti­scono i farmaci più rapidamente e ne diminuiscono l’efficacia tera­peutica. In altri casi l’alcol può in­vece provocare un sovradosaggio, ovvero la messa in circolo nell’or­ganismo di un quantitativo ecces­sivo di farmaco. In modo partico­lare bisogna fare attenzione ogni volta che ci si mette alla guida o comunque si svolgono attività che richiedono un alto livello di atten­zione: l’interazione fra alcol e far­maci può influire sulla percezione e sulle reazioni, con effetti più gravi in casi di stanchezza, stress e mancanza di sonno.

    Chi soffre di allergia e usa antista­minici dovrebbe evitare di asso­ciarli all’alcol: il mix potrebbe in­fatti influenzare lo stato di veglia rallentando i riflessi e potenziare l’effetto indesiderato di sonno­lenza. Gli stessi effetti indesiderati sopraggiungono anche se l’alcol viene abbinato al paracetamolo, così come ad alcuni antibiotici e antimicotici, senza dimenticare che l’alcol potenzia anche l’aggres­sività degli antinfiammatori sulla mucosa gastrica.

    Il consiglio di stare alla larga dagli alcolici si trasforma poi in divieto assoluto per i soggetti in terapia con farmaci che agiscono sul siste­ma nervoso.


    No al succo di pompelmo

    Anche se è una bevanda salutare e dissetante, ricca di vitamina C, il succo di pompelmo interagisce con alcuni farmaci: ne basta solo un bicchiere per variare le con­centrazioni di principi attivi nel sangue e perfino per aumentare gli effetti dei medicinali.

    Infatti i componenti del succo di pompelmo e di altri agrumi inibi­scono l’attività di un’enzima inte­stinale, coinvolto nell’assorbimen­to di molti farmaci di uso comune.

    La conseguenza è che bevendo succo di pompelmo si può assor­bire una quantità maggiore di far­maci e aumentare quindi anche la probabilità di incorrere in effetti collaterali.

    In particolare, il pompelmo è sconsigliato con alcuni medicina­li impiegati nel trattamento della pressione alta (sartani) e favorisce la tossicità dei farmaci destinati alla cura delle aritmie. Infine, in­teragisce anche con alcune benzo­diazepine (per esempio diazapem, alprazolam, triazolam) destinate alla cura di ansia e insonnia.

    ANTINFIAMMATORI: SEMPRE A PANCIA PIENA

    Ai primi accenni di cefalea o mal di denti molti di noi non esitano a ricorrere agli antinfiammatori: pochi sanno però che è meglio consumarli a stomaco pieno o con del latte.

    Quando si accusano dolori si ricorre spesso ai Fans, ovvero agli antinfiammatori non steroidei (sono chiamati anche analgesici): per esempio aspirina, ibuprofene, diclofenac...

    La maggior parte di questi sono venduti senza obbligo di prescrizione, come medicinali da banco: è bene sapere però che hanno un forte impatto sulle pareti dello stomaco e che per questo motivo è consigliabile assumerli sempre insieme a cibo o latte.

    Inoltre per chi assume antinfiammatori è bene evitare il consumo di alcol, perché questo aumenterebbe il rischio di sanguinamento gastrico.

    Fra la categoria degli analgesici rientra anche il paracetamolo, che oltre ad alleviare leggermente il dolore ha anche un’azione antipiretica. Insieme a questo principio attivo, il consumo di bevande alcoliche può far aumentare la possibilità di avere danni epatici.


    ANTIBIOTICI: SONO I LATTICINI IL VERO PROBLEMA

    Nonostante alcune delle cattive credenze più diffuse additino le uova come nemiche degli antibiotici, pochi sanno che a contrastare davvero la loro efficacia sono i derivati del latte

    Gli antibiotici sono farmaci indicati per la cura di infezioni causate da batteri e vengono classificati in diverse categorie in base alla loro struttura chimica. Indipendentemente dalla loro composizione, però, è provato che a rallentare l’azione terapeutica degli antibiotici, in generale, sembrano essere i latticini: latte, yogurt, formaggio, gelati e anche i succhi di frutta arricchiti con calcio. Anche la tiramina, sostanza presente sia in bevande alcoliche sia analcoliche, caffeina, formaggi stagionati, banane, cioccolato, carni e pesce affumicato, vino Chianti o Porto per le lavorazioni a cui sono sottoposti, caffè, derivati del lievito usati come integratori alimentari è da evitare, soprattutto con una nuova classe di antibiotici che include il linezolid, perché potrebbe causare improvvisi aumenti di pressione. Sono ancora molto diffuse alcune false credenze circa i cibi da evitare durante l’assunzione di antibiotici. Si pensa per esempio che le uova non vadano mangiate. Il motivo? Dato che le uova risultano essere pesanti per il fegato, una volta associate all’assunzione di antibiotici, potrebbero sovraccaricare l’organo. In realtà non è vero: tutti i farmaci passano attraverso il fegato e in situazioni fisiologiche normali l’assunzione contemporanea di uova e antibiotici non causa nessun problema. Inoltre molte persone credono che la terapia antibiotica possa indebolire l’organismo e ritengono importante iniziare una cura ricostituente quando si termina il ciclo di cura. Anche questa è una convinzione erronea: il compito degli antibiotici è quello di debellare le infezioni batteriche, che sono le uniche vere responsabili del senso di stanchezza e debilitazione.

    Budino al cioccolato per bambini ( anche per bambini intolleranti al latte)

    Ingredienti:
    250 g di latte di riso
    250 g di latte di mandorle
    100 g di cioccolato fondente
    40 g di zucchero di canna
    30 g di farina 00
    30 g di farina di riso
    4 biscotti senza latte per guarnire

    Preparazione:


    Sciogliete il cioccolato a bagnomaria, poi toglietelo dal fuoco e aggiungete il latte, lo zucchero e le farine già miscelate. Rimettetelo sul fuoco fino a portarlo ad ebollizione e continuate a mescolare per evitare che si formino i grumi. Versate il budino ancora caldo nei bicchieri e aspettate che si raffreddi un po' prima di appoggiarvi sopra il biscotto, poi mettetelo in frigo e servitelo come merenda o come dessert a fine pasto.

    El juego en la alimentación infantil

    Entre los 12 y 18 meses de edad, es muy común que los niños comiencen a comer menos y esto se debe a dos razones: Uno, que crecen a un ritmo más lento y dos a que se vuelven más independientes y tienen como prioridad investigar, correr y jugar.
    Es por esta razón que algunos psicólogos y nutricionistas aconsejan que lo mejor es amenizar el momento de la comida pero sin alejar los alimentos, es decir, entretener al niño con actividades que le hagan la comida mas agradable, pero que al mismo tiempo le recuerden que está haciendo algo importante: comer
    “La alimentación es un espacio de aprendizaje y para hacerlo agradable se pueden utilizar ciertos juegos, utilizando la misma comida, con formas divertidas, indicándole el color, sabor y textura, sabor”, sostuvo el nutricionista Juan Pablo Aparco, del Centro Nacional de Alimentación y Nutrición.

    El especialista recomienda que la madre o cuidadora se siente frente al niño para que tenga un contacto visual, hablándole, contándole un cuento o una canción, pero especialmente dejando que toque los alimentos con las manos.
    “A partir de los 8 meses lo niños ya pueden manipular los alimentos, el hecho que coja con las manos no solo va a ayudarlo a que aprenda a comer por si solo, sino a que coma con gusto” resaltó.
    Aparco, considera que esta forma interactiva de alimentación debe mantenerse por lo menos hasta los dos años, para asegurar una buena nutrición infantil, la mejor inversión para ello es darse un tiempo para alimentar a los niños.
    “A menudo los padres consideran que dar de comer a un niño toma tiempo, pero deben saber que los resultados lo valen pues es la etapa donde se sientan las bases de la alimentación que hará que los niños se desarrollen y crezcan de manera saludable”.
    Aunque el juego ayuda a amenizar el momento de la comida, no se aconseja colocar juguetes en la mesa del niño, ni encender la televisión, sino que los propios alimentos se conviertan en formas de juego y aprendizaje.


    CONSEJOS PARA FACILITAR LA ALIMENTACION DE LOS NIÑOS
    La hora de la comida debe ser un momento agradable para el bebé, de esta forma logrará que disfrute mejor los alimentos, favoreciendo su digestión y alimentación.
    La mejor forma de hacer este momento agradable es brindándole afecto, por eso, mírelo, converse con él y concentre toda su atención en su bebé al momento de alimentarlo.
    No levante la voz ni regañe a su bebe por no comer, recuerde que está aprendiendo y si este momento lo llena de tensión, mas adelante rechazará la hora de la comida.
    Ponga atención a los alimentos que no son de su agrado y déselos en una nueva oportunidad pero al inicio de la comida cuando su apetito es mayor.
    No lo deje comiendo solo, acompáñelo siempre y evite elementos distractores como el televisor, opte por jugar con él al momento de la comida.
    Alimentar al bebe requiere de paciencia y tiempo, por eso organícese para evitar que la presión o el estrés arruine la tranquilidad de este momento.
    Recuerde, mientras mas cercano sea el vínculo afectivo con su bebé, le será mas fácil reconocer cuando tiene hambre o saciedad, y de esta forma lo alimentará mejor.


    19.12.12

    Dipingere con il cacao gli auguri di Natale!!!
     
     
    Sperimentarne liberamente la consistenza tra le mani e sul foglio (ma anche su altri supporti), guidati solo dal proprio impulso creativo, è gioco da condividere ogni giorno. Lucentezza da coltivare
     
     
     
     
     
    Riempire un piatto fondo di acqua e polvere di cacao e guidare il bambino nella ‘timbratura’ della sua mano su cartoncini che poi userete come bigliettini d’auguri per i vostri amici e familiari. E' un gioco da fare insieme per far sì che lasci di sè una traccia tangibile, un saluto, un’impronta con cui misurare il tempo che passa. È un’altra piccola opera d’arte che, più di altre, susciterà nel vostro bambino meraviglia e saprà creare intorno alla sua piccola vita coinvolgimento e calore.
     
     
    La fonte: www.oltreverso.it 
     
    

    18.12.12

    Laboratorio di pittura con frutta e verdura
    Oggi vorrei parlare di un' attività alternativa; il laboratorio di pittura con frutta e verdura.
    Si tratta di un laboratorio della pittura in cui si usano frutta e verdura al posto dei pennelli. Si allestisce il laboratorio con i fogli di carta o stracci di stoffa e si preparano i bambini con i grembiuli come di consueto.
    Si propone la ciotolina con il colore per ogni bambino, oppure si può usare una ciotola più grande da lasciare sul tavolo, dove ogni bambino può andare ad attingere il colore. La differenza con la solita attività di pittura è che con gli alimenti la traccia lasciata dal bambino sul foglio è decisamente diversa da quella lasciata con il pennello o con le mani.
    Susciterà molto interesse e curiosità nei bambini vedere forme nuove e sentire sensazioni tattili differenti.
    Come frutta e verdura per dipingere si possono usare le patate tagliate a metà, le zucchine, peperoni sempre tagliati a metà, le arance (proporle solo ad attività al tavolo, dove i bambini non rischierebbero di scivolare sul succo) tagliate a metà o divise in due o tre spicchi, il cavolo verza tagliato in due o in quattro, l’insalata trevigiana, fagioli (quelli non sgusciati), le mele ecc.. non c'è limite alla fantasia!!
    Sarà sicuramente bello vedere come reagiranno i bambini a questa attività, e sarà divertente vedere le loro facce incuriosite, quando si renderanno conto che non useranno i pennelli.
    Come attività di scoperta, il laboratorio di pittura con il cibo può essere un'alternativa creativa per sviluppare la fantasia e scoprire sensazioni percettive nuove.
    I bambini all’inizio cercheranno i pennelli, alcuni per i primi minuti coloreranno solo con le mani senza usare la verdura.
    Un' ulteriore variante di questa attività è quella di proporre con frutta e verdura altri alimenti che possono essere usati per colorare, come gli jogurth alla frutta, la passata di pomodoro o ancora jogurt bianco colorato con i coloranti alimentari.
    Provate con i vostri bambini ed agevolateli nello scatenare il loro entusiasmo e fantasia.
    Se siete educatrici ed avete sperimentato attività simili o come questa, sarò lieta di leggere la vostra esperienza.
    Saluti
    Giulia

    10.12.12

    Progetto didattico educativo: il valore del cibo
    Purtroppo non sempre il binomio scuola-cibo è da considerarsi positivo e costruttivo per i bambini. Spesso nelle scuole si pensa esclusivamente a nutrire i bambini, senza considerare le ulteriori opportunità, anche didattiche, offerte dal cibo.
    Un progetto educativo interessante potrebbe quindi raccogliere ricette, attività, consigli e suggerimenti per i bambini e i loro genitori, elaborati dai menù del Nido d’Infanzia.
    Si tratta di un progetto in cui i confini fra gioco, esperienza, didattica, gastronomia e nutrizione si fanno sempre più sfumati. Un progetto alla cui base c’è l’applicazione di norme per l’orientamento, l’educazione alimentare e la qualificazione dei servizi di ristorazione collettiva.
    Dunque un’attività per sostenere nei più piccoli e nei grandi le basi della cultura del gusto, della salute e della creatività. Perchè un'iniziativa del genere è da ammirare?
    Un progetto didattico che comprende ricette, immagini e nozioni relative all’educazione attraverso il cibo, si propone di essere uno strumento didattico basato sul cibo;
    la sua preparazione, l’apparecchiatura della tavola e le relazioni sociali che tra bambini si scatenano durante il periodo del pasto.
    Relazioni da sempre fondamentali per la didattica dei bambini piccoli, ma non solo.
    Basti dare un’occhiata alle scuole montessoriane che basano una gran fetta della loro didattica proprio sull’esperienza del cibo. Ma per fare questo bisogna avere una certa organizzazione, cosa che spesso manca nelle scuole.
    Nelle scuole in cui il cibo viene portato preconfezionato, a livello didattico si può fare poco o nulla, ma nei nidi e nella scuola dell’infanzia il cibo si confeziona a scuola.
    Questo allora comporta un coinvolgimento diretto delle cuoche delle scuole che, insieme a pedagogiste e alle insegnanti, possono mettere in atto un progetto ad hoc.
    Dunque un’attività didattica incredibilmente positiva, fatta attraverso il coinvolgimento diretto di un personaggio che, in teoria, non fa parte del corpo insegnante, ma che come modello di comportamento è magnifico: "la cuoca, la mamma della scuola".
    Grazie a questo progetto i bambini si avvalgono di una serie incredibile di stimoli. Provate a pensare a quanto sia coinvolto il bambino da quello che mangia e da tutti i termini ulteriori sui quali si può allargare il discorso: i sapori, l’odore, i colori, i nomi, ma anche la stagionalità dei prodotti, la cucina, i processi di cottura, le manipolazioni che si possono fare con il cibo.
    A loro volta le insegnanti attueranno un programma educativo stimolante e divertente sia a livello fisico che cognitivo.
    Pedagogia e alimentazione si intersecano tra loro nella mia esperienza, che con piacere condivido.
    Nei prossimi mesi avrò la possibilità di mettere in atto questo progetto didattico al Nido D'infanzia, che con gratificazione attuerò e valuterò. 
    Sarà poi interessante confrontarmi con risultati e aspettative di cui ovviamente renderò partecipi anche voi.
    Saluti,
    Giulia

    La fonte: www.ilgiornaledelcibo.it